mercoledì 25 giugno 2008

Londra, quanto mi piaci



Questa e' una lettera scritta da Francesca, sulla sua esperienza di vita a Londra, quando aveva 23 anni. Un viaggio per crescere e mettersi alla prova con la vita adulta.

"Londra...ci vado tra una settimana, tra l'altro, almeno una volta o due all'anno bisogna tornare! sono partita a 23 anni spinta da tanti motivi...ma il principale era di riuscire a fare qualcosa da sola, e buttarmi nella vita con tutte le difficoltà del caso. la prima volta sono tornata dopo un anno delusa nel cuore perchè la mia storia con un olandese volante...non aveva preso il volo!!!

ma poi dopo 8 mesi ho riaffrontato la realtà londinese e la cosa più bella è che sono andata in moto fino a Londra, solo a ricordarlo non mi pare neppure vero, eppure l'ho fatto e l'ho fatto da sola. ci sono rimasta un altro anno lavorando come una matta nei ristoranti, e aprendone uno con una mia amica chef...è stata per certi versi un'esperienza unica, molto importante della mia vita ma per quanto io sia tenace non ho fatto i conti con la mia salute (...) ora sto bene, ma di certo sottoporsi ad orari devastanti non è il massimo...e credo di aver pagato negli anni successivi gli eccessi...non che abbia avuto esperienze particolari, cioè droghe o alcool, da quello mi tenevo a distanza, ma ho fatto tanta economia di sonno e questo è stato un grave errore.

Londra comunque è e rimane Londra, e all'epoca ne ero innamorata, un po' perchè sono una sognatrice, e a 23-24 anni mi sentivo proprio di vivere alla giornata d'impulso e di emozioni...bel tempo, finchè non si fa i conti con la realtà...anche oggi vorrei essere così ma il conto poi mi arriva sempre e non sbaglia mai indirizzo!".

Simone alla scoperta del mondo

" I reportage,le foto, le impressioni, le scoperte e le persone incontrate nei viaggi effettuati in moto su più di 20 paesi in 3 diversi continenti. ..ma non si può fuggire da se stessi soltanto spostandosi da un posto ad un altro. Non c'è rimedio a questo!"
Cosi' inizia il blog di Simone, "Alla scoperta del mondo". Simone l'ho conosciuto recentemente a una festa tema anni '60 (!): le mie amiche me ne avevan parlato, perche' Simone e' un tipo particolare, un viaggiatore sui generis. Non so se abbiate visto il film Into the wild, ma Simone e' un po' cosi', viaggi estremi alla ricerca di se stesso conoscendo gli altri. Molti viaggi li ha fatti da solo, con la sua moto, ora si occupa anche di organizzare e condurre in viaggio con lui piccoli gruppi di persone affascinati da queste esperienze, che di turistico hanno gran poco.
Simone ha fatto del suo blog un diario dove scrive cosa fa e chi incontra, ricco di foto affascinanti che ci parlano di luoghi e persone.

Il mese scorso, nel giornale "La piazza" e' stato pubblicato un articolo su di lui. Simone comincia a destare una curiosa e stimolante attenzione anche da parte di alcuni insegnanti che lo invitano a parlare dei suoi viaggi a scuola, agli studenti.
Questo che segue e' uno stralcio dell'articolo riportato su "La piazza" e presente nel blog di Simone.













"Simone Chieregato nasce a Venezia nel 1970 ed incomincia a viaggiare neanche diciottenne prestando servizio di leva in una unità navale della Marina. Intuendo, però, che la gerarchia militare non si addice alla propria indole, a 19 anni, ottenuta la prima di tutte le patenti superiori che in seguito consegue, scende dalla nave per salire su un camion. E’ l’esperienza di camionista attraverso l’Europa dell’Est, durata 11 anni, che gli forma le basi per viaggiare in maniera autentica. La passione della moto, invece, non lo ha mai abbandonato dall’età di 16 anni. In maniera assolutamente indipendente e senza appoggi logistici, ha visitato quasi 40 paesi in 3 diversi continenti, sempre a cavallo della sua due ruote. Ha viaggiato in Africa, in tutta Europa fino agli estremi fiordi dell’Islanda ed oltre il Circolo Polare Artico, in Medio Oriente, in Iran attraversando il deserto del Beluchistahn, in Asia Centrale e nelle ex Repubbliche Sovietiche. Tra le sue più recenti imprese solitarie annovera un viaggio di 3 mesi in Mongolia, percorrendo la Siberia da Ovest ad Est, il Deserto del Gobi, la Steppa del Kuban, nella penisola del Caucaso, attraverso Cecenia e Daghestahn".

Vi invito a visitare il suo blog: http://simonechieregato.blogspot.com/

sabato 21 giugno 2008

Vivere in Congo per fare volontariato


Marilena e Dario (26 e 27 anni) sono due amici di Varese che ho conosciuto in Ecuador, nell'estate del 2002, per un'esperienza di viaggio-missionario. Si sono sposati a giugno dell'anno scorso e pochi giorni dopo sono partiti per fare un'esperienza di due anni in Congo.
E' stata una scelta maturata nel tempo, dal carattere forte, coraggioso, perchè nel caso di questi due amici, non si è trattato di uscire dall'Italia per motivi economici o professionali.
Alla base ci sono state motivazioni profonde e di ampio respiro umano e, aggiungerei, spirituale.
Ecco che i fattori che possono spingere a lasciare l'Italia possono essere anche di ricerca, di voglia di fare esperienza di vita, superare le frontiere per conoscere e gustare fette di mondo, fatte di persone, di cose, di usanze, di abitudini.
Queste sono le parole di Marilena, che dal suo blog ci ha gentilmente scritto.

"Un'amica ci ha chiesto di scrivere qualche riga sul perchè di questa esperienza.
Molti sono i fattori che ci hanno spinto ad osare: sicuramente alla base c'è l'esperienza pregressa scout che ci ha formato al servizio ed alla conoscenza del diverso.
Fortunatamente le nostre strade si sono incrociate sin da subito, diventando un solo sentiero in direzione di interessi quali la conoscenza di altre culture, di nuovi stili di vita, di servizio al prossimo.....
E così dopo una breve esperienza in Ecuador abbiamo, negli anni, maturato l'idea di provarne un'altra di volontariato internazionale ....questa volta di coppia.
Di certo non siamo partiti con l'idea di essere indispensabili, anzi, ma è l'esperienza in se che diventa indispensabile io credo per ciascun idividuo.
Doversi obbligatoriamente confrontare con colui a cui sei diverso, ti arricchisce e solo per questo un'esperienza del genere merita di essere provata.
Poi c'è l'aspetto del volontariato: prima di partire non credevo nella cooperazione internazionale italiana, idea che mi sono fatta grazie al servizio civile, ed ora che mi trovo a contatto con realtà tali ne sono sempre più convinta del messaggio deviato che lanciano e nella realtà unicamente legato al profitto, e dunque credo che per correttezza morale, innanzitutto nei miei confronti e poi della gente che si incotra, la sola via corretta sia quella del volontariato.
Kinshasa è una città in cui gli squilibri sono lampanti, ed un cooperante lo si distingue ad occhi chiusi da un volontario e peggio da un religioso italiano ( quelli congolesi sono spesso altra razza!!!)."
Per chi fosse interessato a visitare il blog di Dario e Marilena, l'indirizzo è

www.darioemarilena.blogspot.com

Marilena e Dario: buona continuazione e GRAZIE, perchè queste esperienze contribuiscono a rendere il mondo migliore...

venerdì 13 giugno 2008

MERICA - ducumentario Italia/Brasile 2007



Questo video per riportare a galla il concetto di cittadinanza. Cosa significa veramente per un emigrato italiano (in questo caso, in Brasile)sentirsi "italiano"? Lo è veramente? Che percezione ha della sua italianità?
Questo video dimostra quanto è ampia la "comunità italiana" nel mondo e quando infatti c'è di italiano fuori dall'italia...

giovedì 12 giugno 2008

Nuovomondo: il film


Nel film Nuovomondo il regista Crialese racconta la questione dell'emigrazione degli italiani verso l'America agli inizi del '900. Un tema tanto attuale, quale l'emigrazione, è l'ennesima dimostrazione di un percorso di vita che molte persone si sono ritrovate ad affrontare in passato, come oggi, alla ricerca di condizioni di vita migliori.
Oggi ciò che porta ad emigrare dall'Italia non è certo il problema della fame, della miseria nuda e cruda, quanto piuttosto la ricerca di un Paese dove potersi realizzare, soprattutto dal punto di vista professionale, e chiaramente economico.
Un film da vedere per poter comprendere quali sono state le condizioni, spesso di esasperazione, che in passato hanno portato le persone a lasciare il proprio paese natale.
Un film da vedere per poter riflettere sui trattamenti riservati agli stranieri italiani in America, che ricordano il modo con cui nel nostro paese si accolgono e si respingono ogni giorno persone in cerca di fortuna o, più semplicemnete, di una vita migliore.
Un film per ricordare che andarsene dalla propria terra è una possibilità che ciascuna persona ha il diritto di darsi.

Trama
L'emigrazione italiana durante il XX secolo raccontata attraverso le vicende di una famiglia siciliana, i Mancuso, che agli inizi del '900 lasciano Petralia alla volta dell'America. Salvatore, i suoi figli e sua madre, Donna Fortunata, dovranno fronteggiare un nuovo mondo ben diverso da come si erano illusi di trovarlo. Altro che galline giganti, frutti sproporzionati, monete che cadono dal cielo: appena sbarcata in America, la famiglia Mancuso deve sottoporsi a una serie di controlli medici e prove psicoattitudinali, qualcuna vagamente razzista (la scarsità d’intelligenza viene considerata “malattia contagiosa”, così gli emigrati che ne sono “affetti” vengono rimpatriati). Tra i siciliani scuri, analfabeti e rozzi, Lucy, elegante donna inglese, si distingue in tutto il suo candore aristocratico. Lei, donna pare respinta da un italiano, che viaggia inspiegabilmente con gli italiani (in un viaggio della speranza non dissimile da quelli che avvengono oggi), è il simbolo dell’emancipazione femminile. Salvatore ne è colpito fin dal primo incontro, le offrirà la sua protezione e infine ne farà la sua fidanzata. Ma, mentre le donne siciliane scoprono, spesso loro malgrado, l’uomo che andranno a sposare, Luce, lo sguardo alto, indica Salvatore come suo fidanzato e compila per lui il modulo che sancirà il loro matrimonio. Accanto a immagini realistiche e talvolta drammatiche, come quella della madre cui muore il bambino durante la traversata oceanica, affiorano scene surreali, in cui i protagonisti, per esempio, fanno il bagno in un mare di latte, aggrappandosi poi a una carota enorme (trasposizioni di luoghi comuni che circolavano nella comunità siciliana sul mito americano). È infatti proprio una di queste immagini fantastiche che spinge la famiglia Mancuso a lasciare la Sicilia alla volta dell’America. Salvatore, prostrato da una terra poco generosa, si affida alla Madonna e, dopo averle offerto un sasso macchiato di sangue perché portato in bocca in segno di sacrificio, le chiede quale strada deve prendere: restare o partire? Chiede un segno, Salvatore. Poco dopo, Pietro, il figlio muto, gli porta una cartolina con un ortaggio trasportato su una carriola, tanto è grande. Salvatore lascia la cartolina alla Madonna e si prepara a scoprire il Nuovo Mondo.
(http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovomondo)



"Nella Sicilia degli inizi del Novecento, Salvatore fa un voto e chiede un segno al cielo: vuole imbarcarsi per il nuovomondo e condurre in America i figli e l’anziana madre. Il segnale è una cartolina di propaganda che ritrae minuscoli contadini accanto a galline giganti o a carote sproporzionate. Venduta ogni cosa posseduta, Salvatore lascia la Sicilia alla volta dell’America. Durante la traversata oceanica incontra la bella Lucy, una young lady che indossa il cappello ed è più elegante della figlia del sindaco del paese. Luce parla la lingua dell’America e cerca un compagno da impalmare per ritornarci da signora. Salvatore, da vero galantuomo, accoglie la sua avance. Il lungo viaggio approderà ad Ellis Island, l’isola della quarantena dove si decideranno gli ingressi e i rimpatri.
Non poteva scegliere un tempo migliore di questo, Emanuele Crialese, per ripercorrere la storia della migrazione italiana, indagando sulla genesi del pregiudizio che accompagna da sempre i fenomeni migratori e le dinamiche dell'inserimento nella società di accoglienza. Proprio oggi che l’Italia è il “nuovomondo”, una meta ambita di immigrazione. La ricerca di una storia individuale dentro la Storia migratoria era già contenuta nei film precedenti, nell’Once we were strangers del debutto, storia di un siciliano a New York che sogna il sogno americano, e nel premiato e prezioso Respiro, storia di una isolana di Lampedusa che il paese vuole internare in una clinica del nord Italia. L’esperienza migratoria italiana, interna (da Sud a Nord) o transoceanica, si compie con Nuovomondo, la storia di un viaggio oltremare alla ricerca della terra promessa. Quel viaggio, chiuso nel profondo di una nave mai ripresa in campo lungo, è compreso fra due sequenze potenti fino a togliere il fiato: la partenza del bastimento dal porto siciliano e lo sbarco bianco in America. La nave si stacca dalla terra arcaica strappando la composizione dell’inquadratura come i cuori di chi abbandona il vecchiomondo e le origini. In mezzo, la traversata fisica e interiore di personaggi spiegati unicamente dalle immagini, fino al bagno candido, arrestato dall’affiche, da cui i protagonisti emergono al nuovomondo e di nuovoalmondo.
Prima degli alberi carichi di monete, dei fiumi di latte e di una scatola che sale e scende da case che grattano il cielo, bisogna superare i test psicoattitudinali, un esame a carattere medico e amministrativo dal cui esito dipendeva l’accesso alla golden door del titolo internazionale. Gli edifici di Ellis Island raccoglievano e raccolgono nel film di Crialese una popolazione agraria e prevalentemente analfabeta, che come Salvatore fuggiva la fame, il tramonto dei vecchi mestieri artigiani o l’aggravarsi delle imposte sulle campagne del meridione. Alternando campi medi a primi piani, disciplinando anche le scene più spettacolari, come quella della tempesta tutta implosa nel ventre della nave, seguendo le linee del profilmico e le visioni surreali dei protagonisti, Crialese crea una sua idea di cinema, bagnata perennemente dal mare di Sicilia o dagli oceani del Nuovomondo. Una lezione di cinema che diventa lezione di vita perché rivela allo spettatore l’indesiderabilità dei nuovi venuti.
Ancora una volta, come è stato per la Golino in Respiro, a illuminare fin dal nome la traversata della vita è una donna, Luce, una straordinaria Charlotte Gainsbourg, che col suo cappello, i capelli rossi e l’accento inglese è anticipatrice del nuovo femminismo americano del secondo dopo guerra. È lei a formulare la proposta di matrimonio a Salvatore, senza credere neanche un momento che la felicità femminile si esaurisca nel ruolo di moglie e di madre. Lei è la donna moderna, la cui razionalità si scontra con la superstizione e le credenze assurde di Donna Fortunata, la madre di Salvatore rimpatriata perché considerata scarsamente intelligente. Lei è la terra madre che qualcuno ha lasciato, come Crialese, per ritornare e per fare più bella. Non solo al cinema."
(http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44081)