venerdì 25 luglio 2008

Un sito per conoscere la storia degli emigrati

Il Master in Didattica dell'italiano come L2 dell'Universita' di Padova ha realizzato una rivista on line, che potete trovare al sito: http://www.maldura.unipd.it/masters/italianoL2/Lingua_nostra_e_oltre/
A pag 37 c'e' un articolo scritto dalla redazione, intitolato: "Un sito per conoscere la storia degli emigrati". Lo riporto perche' credo sia particolarmente interessante e utile per il nostro blog e per chi volesse approfondire la tematica dell'emigrazione italiana.
"La storia dell’Italia è puntellata di tragedie spesso poco conosciute, soprattutto all’estero, dove perdura un’immagine molto idealizzata del paese, e ciò comporta non poche difficoltà per l’insegnante di italiano come LS che voglia veicolare una visione autentica della storia nazionale.
L’analisi della storia dell’emigrazione italiana è utile per conoscere sia le cause che hanno portato milioni di persone a lasciare la propria terra, sia la situazione generale in cui queste versavano,
sia per stabilire un parallelo con la storia dell’emigrazione nel paese degli studenti; in questo modo, questi verranno indotti a capire che lo studio di una lingua comporta la conoscenza di molteplici aspetti del paese in questione e che l’altro da noi può far riflettere anche sulla nostra stessa identità. Un sito certamente utile per approfondire la tematica degli stereotipi sugli
italiani all’estero, ovvero “per capire, riflettere, discutere di emigrazione, immigrazione,
razzismo” è l’interessante proposta online del libro L’orda, quando gli albanesi eravamo noi
del giornalista Antonio Stella, un successo editoriale già tradotto in versione teatrale e musicale. Il sito è suddiviso in varie sezioni (“i numeri”, “le vignette”, “le immagini” (Figura 1), “i nomignoli”, oltre a una biografia dell’- autore e alla possibilità di stabilire un contatto via chat), arricchite da preziose immagini provenienti da archivi storici, riviste, foto d’epoca, degli anni in
cui gli italiani emigravano in massa per necessità, e che a volte si fatica a ricordare.
Sono da evidenziare le sezioni contenente i canti degli emigranti, la presentazione dello spettacolo teatrale e del concerto e le chat suddivise per aree tematiche. Una parte importante della memoria storica italiana viene recuperata e approfondita, per una maggiore comprensione del presente".
Per concludere, una riflessione dello scrittore Gian Antonio Stella:
“Quelli sì li ricordiamo, noi italiani. Quelli che ci hanno dato lustro, che ci hanno inorgoglito, che grazie alla serenità guadagnata col raggiungimento del benessere non ci hanno fatto pesare l’ottuso e indecente silenzio dal quale sono sempre stati accompagnati. Gli altri no. Quelli che non ce l’hanno fatta o sopravvivono oggi tra mille difficoltà nelle periferie di San Paolo, Buenos Aires, New York e Melbourne fatichiamo a ricordarli...”.
G. Antonio Stella, L’orda.Quando gli albanesi eravamo noi, ed. Rizzoli, Milano, 2002.

mercoledì 16 luglio 2008

..ilcujo..

grazie Andrea per la disponibilità! ecco dal suo www.cujolandia.it qualche riga per conoscerlo..


"... Andrea, classe 1982, dal freddo nord Italia. Grande passione per la musica, rock e blues in particolare. Gruppo preferito? Negrita. Dopo un primo inter-rail scopro il desiderio di viaggiare, anche solo con la fantasia. Genio incompreso della pallacanestro provinciale, diciamo un Kobe Bryant da sbarco. Spreco un sacco di tempo cercando di imparare a suonare la chitarra con scarsi risultati ma non mi arrendo. Purtroppo scopro tardi il piacere della lettura, ma sto recuperando in fretta. Di riflesso provo pure a scrivere le mie esperienze quotidiane, a voi il commento.

Sono partito. Era tempo che maturavo la volonta’ di muovermi, andarmene, trovare una direzione. Molte cose mi hanno fermato prima d’ora: la paura di non farcela, la pigrizia e specialmente tutto quello che avrei lasciato in Italia. La soluzione? Avere un motivo valido per andare. Non e’ stato solo il desiderio di viaggiare a farmi partire ma la necessita’ e la possibilita’ di fare qualcosa di importante, di diretto e concreto, per chi vive realmente in un altro mondo. Da tanto soffrivo ormai di insofferenza acuta per la mia permanenza in Italia; penso sia stato causato da un clima generale di buonismo, perbenismo e incapacita’ generale ad invertire la direzione in cui il Paese sta marciando. Il tutto per mascherare crimini inauditi nei confronti di chi quotidianamente si spacca il culo per andare a lavorare. Chi avrebbe dovuto tutelare e’ ben lontano dal farlo, chi avrebbe dovuto vigilare e’ assente. Chi ci prova e’ deriso,accusato,emarginato.

Ora basta! Ho schivato le trappole per venire quaggiu’ in Africa per darmi da fare sui progetti umanitari di Terrapatria senza beccare una lira. Per essere attivo nel mio aiuto. Per mettermi in gioco. Ho lasciato la famiglia che con immenso amore si e’ arresa alla mia decisione. Ho lasciato un buon lavoro anche se eticamente disastroso.Ho lasciato tante, tantissime persone speciali; amici, colleghi, compagni di squadra; persone che ho conosciuto solo per un’ora, altre per una vita intera. Persone che valgono, che spero che raccolgano l’appello che ogni istante viene lanciato da ogni posto in cui ci sia un’ingiustizia.Qualcosa e’ stato fatto ma non sara’ mai abbastanza finche’ certi crimini verranno permessi. Bisogna rimboccarsi le maniche, lottare, stringere i denti, restare uniti.Adesso sono qua, faccia a faccia con la miseria. Non e’ facile ma non ho paura e tanta buona volonta’. A farmi compagnia c’e’ la mia chitarra e la musica dei Negrita che ha saputo accendere ogni mia giornata. Ho un sussulto ogni volta che sento rimbalzare un pallone da pallacanestro, c’e’ un sacco di gente che ha voglia di giocare ma non ne ha la possibilita’. Ho intorno persone che mi fanno sentire come a casa. Il mio impegno sara’ grande. L’unico obiettivo rimane quello di aiutare piu’ persone possibili. Non e’ facile, non ho paura. …c’e’ che ormai che ho imparato a sognare non smettero’ …"

Andrea

lunedì 14 luglio 2008

more tripluca


un altro pezzo di Luca's life.. tratto dal suo sito www.tripluca.com


"....Gli ultimi 8 anni li ho passati viaggiando.
Prima di iniziare questa vita vagabonda avevo 27 anni, vivevo in un paese della provincia di Venezia, lavoravo come dipendente e la ragazza che amavo da una vita si era appena sposata.
Mi sentivo in gabbia.
Avevo un amico che come me voleva scappare dalla routine e un giorno, seduti al tavolo della cucina di casa mia, guardammo la piantina del mondo appesa al muro e puntammo il dito a caso.
Si fermò sull’Australia. Quando entrai nell’ufficio del dirigente del mio ufficio e gli dissi che me ne sarei andato, lui mi chiese se volevo un aumento.
“No – gli risposi - voglio viaggiare”.
Qualche settimana dopo eravamo in Australia, decisi a restarci a lungo.

Girammo il continente su di un furgone usato, senza meta precisa, sperando che i chilometri macinati ci avrebbero portato da qualche parte dove la vita aveva piu’ gusto. Passarono tre mesi, i risparmi calavano e ci vedemmo costretti a cercare un lavoro. Essendo provvisti solo di un visto turistico però nessuno ci voleva assumere. Allora mi venne l’idea di creare pagine internet.
Fausto nel nostro furgone In realta’ non sapevo fare siti web, ma avevo imparato qualcosa tentando di creare il mio
diario di viaggio on-line. Mi armai di coraggio e cominciai a battere le strade di Cairns, una città del nord-est dell’Australia, vendendo siti internet a prezzi stracciatissimi. Fu un successo tale che passavo le giornate a creare siti web sulla terrazza del piu’ squallido ed economico ostello di Cairns.
Poco dopo essermi comprato il primo computer portatile con i soldi guadagnati, venni arrestato ed espulso per lavoro illegale. Strano a dirsi, ma questa si rivelo’ un’opportunita’ perche’ mi permise, primo, di scoprire l’Asia, secondo che si puo’ viaggiare con pochi soldi.

La seconda tappa della mia avventura fu così Bali, bellissima, esotica e molto economica. Viaggiai per 3 mesi spendendo 1 euro per mangiare e 5 per dormire, pensando continuamente a possibili business per poter continuare, per non fermarmi mai. Quando mi guardai in tasca e vidi che erano quasi finiti i soldi e il biglietto aereo stava per scadere, tornai a casa. Erano passati 11 mesi dalla partenza. Dopo qualche settimana a casa passata a paragonare la vita in viaggio con la noia del mio paese di provincia, decisi che avrei assolutamente dovuto provare a guadagnare viaggiando.

Purtroppo non avevo capitali: solo 5 milioni di lire in banca e una vecchia Tipo Rossa.
Avevo pero’ anche una nuova idea per un’attivita’ che non richiedeva né ufficio né casa: ma un semplice computer. Potevo prenotare appartamenti ai turisti.
Mi ero ricordato che durante i miei viaggi a Praga qualcuno mi offriva sempre una stanza o un appartamento a prezzi molto buoni e così tornai alla stazione dei treni di Praga dove subito venni avvicinato da donne proprietarie di appartamenti e nel giro di poche ore ne avevo sei da proporre on-line. Tre giorni dopo il sito era pronto e cominciarono ad arrivare subito le prime prenotazioni e i primi guadagni con le commissioni!

In estate ero in Spagna a lavorare alla reception di un albergo perche’ avevo finito i soldi.
L’inverno tornai in Est Europa e aprii nuovi siti, Budapest e Cracovia. Le entrate aumentavano costantemente. Erano sempre pochi soldi, ma me li facevo durare.
Dopo un’altra estate passata a lavorare in un albergo avevo i soldi sufficienti per un lungo viaggio asiatico e presi di nuovo un aereo per Bali.
Donne a un Funerale a Bali Restai sei mesi in Asia dove visitai Java, Singapore, Malesia, Tailandia, Laos e Cina.
A gennaio tornai a casa, e ripartii subito per tre mesi in Est Europa.
Ero cosi passato ad uno stadio superiore: ora i soldi bastavano e non avevo piu’ bisogno di lavorare per qualcuno. Inoltre ormai potevo viaggiare quanto volevo: 12 mesi di viaggio all’anno non erano piu’ un sogno, ma una realta’!
Guadagnavo ancora poco, meno di un operaio in Italia, ma i miei soldi valevano oro.
Dall’Asia mi spostai in Sud America dove restai quattro mesi- Qui lasciai il mio business ad una persona fidata che mi avrebbe passato una percentuale: partii per il Giro del Mondo con un biglietto da 1700 Euro, 8 voli internazionali compresi nel prezzo e biglietto aperto un anno.
Ora potevo non solo viaggiare 12 mesi, ma persino non lavorare!

Fin dall’inizio ho scritto dei diari (oggi si chiamano blog, a quel tempo non li aveva chiamati ancora nessuno così) che pubblico su Tripluca.com, un sito che mi da’ una certa popolarita’ di nicchia, tanto che Radio Deejay mi aveva persino seguito durante tutto il viaggio in Brasile. Ogni giorno mi visitano 500 persone, tutti viaggiatori indipendenti e disorganizzati (come ero io all’inizio) che da me si aspettano le dritte giuste per scoprire luoghi sconosciuti del mondo.
Ho scritto anche un paio di libri che vendo online: un Manuale di Viaggi indipendenti e “La Lunga Estate”, tutti i miei diari dal 2000 al 2005. Un’altra entrata, che va ad aggiungersi al mucchietto che mi tiene in viaggio.
Con il tempo mi sto specializzando. Ho creato da poco una rete di viaggiatori italiani tramite www.tripcentre.org e il mio sogno e’ di comprarmi una casa dove vivere tutti assieme, la nostra base dove tornare dai viaggi e dove trovare persone che parlano la stessa lingua, quella dei viaggiatori. Dove? Si vedrà.
Intanto la pensione me la paga Google, grazie ai guadagni pubblicitari (basta un clic di chi entra ed è fatta) del sito di fotografie www.tripfoto.com., naturalmente tutti ricordi dei 40 paesi del mondo che ho visitato.
In questi otto anni di viaggi, con qualche puntata a casa ogni tanto, ho fatto quello che volevo. Non avevo orari, tempi, nessuno mi dava ordini. Ogni giorno ho imparato qualcosa dalla gente, dai luoghi e dal metodo che devi avere se vuoi sopravvivere. Non sono certo più la stessa persona di otto anni fa. Ho avuto momenti brutti, ma li ho accettati e sono stati ripagati da quelli bellissimi. Non ho mai avuto nostalgia di casa. Per me essere all’altro capo del mondo è come andare a fare una gita in montagna. Se sai che in qualsiasi momento puoi saltare su di un aereo e dopo 24 ore essere nel tuo letto, la nostalgia non viene. Non mi manca mai nemmeno la pastasciutta o la pizza. Mi adattato bene a tutte le cucine dove un piatto mi costa un paio di euro e mangio delizie locali cucinate da cuochi esperti con ingredienti freschi.
Bisogna rinunciare a molte cose materiali, alla sicurezza di un conto in banca e della pensione, almeno inizialmente. Ma sono rinunce che non costano quando si capisce cosa c’è in cambio.
Internet e’ ancora pieno di possibilita’, serve l’idea giusta. Ci vuole coraggio, forse incoscienza, vedete voi. Per me l’incoscienza vera e’ quella di chi, per paura, non vive appieno la propria vita..."

vivere viaggiando, TripLuca.com


Scrivo queste righe perché un’amica mi ha chiesto di partecipare al suo blog dedicato a “tutti gli italiani dis-persi per il mondo“.
Per chi m
i legge la risposta é stata data innumerevoli volte, da innumerevoli prospettive.
I motivi per cui me ne sono andato sono, infatti, innumerevoli.


Uno dei quali forse non ho mai parlato però é il seguente: era tutto troppo facile e noioso.
La mia generazione fortunata, é stata abbastanza sfigata.
Non ci hanno dato la fame, la guerra o un declino economico.
Dopo un’infanzia nella bambagia (che va anche bene), ci siamo ritrovati in un’adolescenza senza problemi, veri (che non va bene).
Niente lotta per la sopravvivenza, niente traumi sociali, solo un benessere materiale ogni anno in aumento.
La conseguenza? Debolezza, paure e sottomissione.


A 17 anni già sentivo il bisogno di partire, non solo per divertirmi e fare l’amore con qualche ragazza (in Italia non la davano per decreto, all’estero la davano per legge costituzionale), ma soprattutto per crearmi dei problemi, risolverli e crescere.


Poi, come succede sempre, ho trovato anche cose che non stavo cercando e l’Italia per me é diventato il simbolo della vita residente, piena di problemi falsi e assurdi, noiosa, borghese e consumista.



Se non fossi italiano, credo che viaggerei qui un sacco, e amerei questo paese come forse nessun altro.

L’Italia é uno dei più bei paesi al mondo, ve lo dice un esterofilo che ne ha visti più di 40.
Purtroppo essendo il mio paese mi fa sempre arrabbiare, popolo con enormi potenzialità, ostaggio di una minoranza egoista.


E quindi viaggio, godendomi paesi tutto sommato più sfigati e perdenti dell’Italia, ma che per me rappresentano “l’altro” e il “lontano”, che possono permettersi per questo da avere anche una sola cosa bella o interessante per essere amati.





..TripLuca..

mercoledì 25 giugno 2008

Londra, quanto mi piaci



Questa e' una lettera scritta da Francesca, sulla sua esperienza di vita a Londra, quando aveva 23 anni. Un viaggio per crescere e mettersi alla prova con la vita adulta.

"Londra...ci vado tra una settimana, tra l'altro, almeno una volta o due all'anno bisogna tornare! sono partita a 23 anni spinta da tanti motivi...ma il principale era di riuscire a fare qualcosa da sola, e buttarmi nella vita con tutte le difficoltà del caso. la prima volta sono tornata dopo un anno delusa nel cuore perchè la mia storia con un olandese volante...non aveva preso il volo!!!

ma poi dopo 8 mesi ho riaffrontato la realtà londinese e la cosa più bella è che sono andata in moto fino a Londra, solo a ricordarlo non mi pare neppure vero, eppure l'ho fatto e l'ho fatto da sola. ci sono rimasta un altro anno lavorando come una matta nei ristoranti, e aprendone uno con una mia amica chef...è stata per certi versi un'esperienza unica, molto importante della mia vita ma per quanto io sia tenace non ho fatto i conti con la mia salute (...) ora sto bene, ma di certo sottoporsi ad orari devastanti non è il massimo...e credo di aver pagato negli anni successivi gli eccessi...non che abbia avuto esperienze particolari, cioè droghe o alcool, da quello mi tenevo a distanza, ma ho fatto tanta economia di sonno e questo è stato un grave errore.

Londra comunque è e rimane Londra, e all'epoca ne ero innamorata, un po' perchè sono una sognatrice, e a 23-24 anni mi sentivo proprio di vivere alla giornata d'impulso e di emozioni...bel tempo, finchè non si fa i conti con la realtà...anche oggi vorrei essere così ma il conto poi mi arriva sempre e non sbaglia mai indirizzo!".

Simone alla scoperta del mondo

" I reportage,le foto, le impressioni, le scoperte e le persone incontrate nei viaggi effettuati in moto su più di 20 paesi in 3 diversi continenti. ..ma non si può fuggire da se stessi soltanto spostandosi da un posto ad un altro. Non c'è rimedio a questo!"
Cosi' inizia il blog di Simone, "Alla scoperta del mondo". Simone l'ho conosciuto recentemente a una festa tema anni '60 (!): le mie amiche me ne avevan parlato, perche' Simone e' un tipo particolare, un viaggiatore sui generis. Non so se abbiate visto il film Into the wild, ma Simone e' un po' cosi', viaggi estremi alla ricerca di se stesso conoscendo gli altri. Molti viaggi li ha fatti da solo, con la sua moto, ora si occupa anche di organizzare e condurre in viaggio con lui piccoli gruppi di persone affascinati da queste esperienze, che di turistico hanno gran poco.
Simone ha fatto del suo blog un diario dove scrive cosa fa e chi incontra, ricco di foto affascinanti che ci parlano di luoghi e persone.

Il mese scorso, nel giornale "La piazza" e' stato pubblicato un articolo su di lui. Simone comincia a destare una curiosa e stimolante attenzione anche da parte di alcuni insegnanti che lo invitano a parlare dei suoi viaggi a scuola, agli studenti.
Questo che segue e' uno stralcio dell'articolo riportato su "La piazza" e presente nel blog di Simone.













"Simone Chieregato nasce a Venezia nel 1970 ed incomincia a viaggiare neanche diciottenne prestando servizio di leva in una unità navale della Marina. Intuendo, però, che la gerarchia militare non si addice alla propria indole, a 19 anni, ottenuta la prima di tutte le patenti superiori che in seguito consegue, scende dalla nave per salire su un camion. E’ l’esperienza di camionista attraverso l’Europa dell’Est, durata 11 anni, che gli forma le basi per viaggiare in maniera autentica. La passione della moto, invece, non lo ha mai abbandonato dall’età di 16 anni. In maniera assolutamente indipendente e senza appoggi logistici, ha visitato quasi 40 paesi in 3 diversi continenti, sempre a cavallo della sua due ruote. Ha viaggiato in Africa, in tutta Europa fino agli estremi fiordi dell’Islanda ed oltre il Circolo Polare Artico, in Medio Oriente, in Iran attraversando il deserto del Beluchistahn, in Asia Centrale e nelle ex Repubbliche Sovietiche. Tra le sue più recenti imprese solitarie annovera un viaggio di 3 mesi in Mongolia, percorrendo la Siberia da Ovest ad Est, il Deserto del Gobi, la Steppa del Kuban, nella penisola del Caucaso, attraverso Cecenia e Daghestahn".

Vi invito a visitare il suo blog: http://simonechieregato.blogspot.com/

sabato 21 giugno 2008

Vivere in Congo per fare volontariato


Marilena e Dario (26 e 27 anni) sono due amici di Varese che ho conosciuto in Ecuador, nell'estate del 2002, per un'esperienza di viaggio-missionario. Si sono sposati a giugno dell'anno scorso e pochi giorni dopo sono partiti per fare un'esperienza di due anni in Congo.
E' stata una scelta maturata nel tempo, dal carattere forte, coraggioso, perchè nel caso di questi due amici, non si è trattato di uscire dall'Italia per motivi economici o professionali.
Alla base ci sono state motivazioni profonde e di ampio respiro umano e, aggiungerei, spirituale.
Ecco che i fattori che possono spingere a lasciare l'Italia possono essere anche di ricerca, di voglia di fare esperienza di vita, superare le frontiere per conoscere e gustare fette di mondo, fatte di persone, di cose, di usanze, di abitudini.
Queste sono le parole di Marilena, che dal suo blog ci ha gentilmente scritto.

"Un'amica ci ha chiesto di scrivere qualche riga sul perchè di questa esperienza.
Molti sono i fattori che ci hanno spinto ad osare: sicuramente alla base c'è l'esperienza pregressa scout che ci ha formato al servizio ed alla conoscenza del diverso.
Fortunatamente le nostre strade si sono incrociate sin da subito, diventando un solo sentiero in direzione di interessi quali la conoscenza di altre culture, di nuovi stili di vita, di servizio al prossimo.....
E così dopo una breve esperienza in Ecuador abbiamo, negli anni, maturato l'idea di provarne un'altra di volontariato internazionale ....questa volta di coppia.
Di certo non siamo partiti con l'idea di essere indispensabili, anzi, ma è l'esperienza in se che diventa indispensabile io credo per ciascun idividuo.
Doversi obbligatoriamente confrontare con colui a cui sei diverso, ti arricchisce e solo per questo un'esperienza del genere merita di essere provata.
Poi c'è l'aspetto del volontariato: prima di partire non credevo nella cooperazione internazionale italiana, idea che mi sono fatta grazie al servizio civile, ed ora che mi trovo a contatto con realtà tali ne sono sempre più convinta del messaggio deviato che lanciano e nella realtà unicamente legato al profitto, e dunque credo che per correttezza morale, innanzitutto nei miei confronti e poi della gente che si incotra, la sola via corretta sia quella del volontariato.
Kinshasa è una città in cui gli squilibri sono lampanti, ed un cooperante lo si distingue ad occhi chiusi da un volontario e peggio da un religioso italiano ( quelli congolesi sono spesso altra razza!!!)."
Per chi fosse interessato a visitare il blog di Dario e Marilena, l'indirizzo è

www.darioemarilena.blogspot.com

Marilena e Dario: buona continuazione e GRAZIE, perchè queste esperienze contribuiscono a rendere il mondo migliore...

venerdì 13 giugno 2008

MERICA - ducumentario Italia/Brasile 2007



Questo video per riportare a galla il concetto di cittadinanza. Cosa significa veramente per un emigrato italiano (in questo caso, in Brasile)sentirsi "italiano"? Lo è veramente? Che percezione ha della sua italianità?
Questo video dimostra quanto è ampia la "comunità italiana" nel mondo e quando infatti c'è di italiano fuori dall'italia...